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(...)

“Dopo trent’anni, all’improvviso ti senti un nessuno.”

Questo il drammatico incipit della storia del nostro amico. Spiegato più brevemente:

“Licenziato per difficoltà aziendali.”

Il lungo silenzio a seguire è la somma della sua angoscia e il mio imbarazzo a fingere di non sapere quello che Gilda mi ha già anticipato sul telefonino:

“E ora come faremo, con quello

sempre tra le palle?”

Ed io sempre libero da reali impegni lavorativi che non siano quelli di ostinarmi a scrivere, chiamare l’idraulico per un tubo rotto in casa Palmisano o la verifica mensile degli accrediti dei fitti dei cinque appartamenti. Cinque ore al mese, nella peggiore ipotesi. Poco più di due, in realtà.

Il silenzio, ovviamente, si riferisce alla mancanza di parole; non come quello assoluto della camera insonorizzata del mio otorino. E nemmeno quello assoluto, dal momento che i miei inguaribili acufeni, dovuti al tabagismo, si esaltano maggiormente in quel in quel minuscolo abitacolo di gommapiuma, per la mia consueta conclusione:

“Non indosserò mai un apparecchio acustico,

fa vecchio…”

Non prima di aver sborsato i settanta di competenza per una parcella mai redatta. Lui non contesta la mia decisione, per ovvia convenienza, licenziandomi sorridendo:

“Alla prossima!” (...)

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