Il ghetto

(...)

Nell’ico­nografia caricaturale, sembrava più Ebreo lui di quanto non fosse Samuele: un uomo alto, snello, con una curata barba bianca su un volto dai lineamenti signorili e autorevoli. Come il somigliante ritratto di Tiziano, che gli mostrò un giorno, mentre cercavano su Google le immagini del ghetto di Venezia, dal quale lui proveniva, e che le spiegò: – che era stato proprio nella città lagunare a essere stata coniata la parola “ghetto”, dal termine veneto “geto” che i primi abitanti Israeliti, di origine tedesca, pronunciavano con la gi dura, raddoppiando la ti. Era il luogo dove, un tempo, colavano (gettavano) il bronzo dei cannoni. Un isolotto raggiungibile da due ponticelli che s’immettevano su due grandi portoni che dopo il tramonto erano serrati.

“Ecco, dove ti ho visto"! Aveva scherzato lei, cercando sullo stesso sito l’autoritratto del Pittore ufficiale della Serenissima Repubblica Veneta. “Uguale spiccicato!” (...) [tratto dal mio libro: Un diverso altrove]

Il ghetto di Venezia

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